
In Italia il tema dell'impatto ambientale degli impianti industriali è ancora lontano dall'essere affrontato in modo strutturale. Nel 2022 le emissioni nazionali di gas serra hanno raggiunto 418,3 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente; il settore industriale, considerando combustioni e processi, pesa per circa il 19% del totale, mentre gli impianti fissi coperti dal sistema europeo ETS (centrali elettriche e industrie energivore) arrivano complessivamente a circa un terzo delle emissioni del Paese.
Sul fronte dei consumi, i dati ISPRA indicano che l'industria assorbe ancora oltre un quinto dell'energia finale, pur avendo ridotto i propri consumi di circa il 31% rispetto al 1990. Nel 2023 l'energia disponibile per i consumi finali è stata pari a 142,2 Mtep, di cui solo 29,2 Mtep provenienti da fonti rinnovabili, poco più di un quinto del totale: il resto dipende ancora in larga misura da gas e prodotti petroliferi.
In questo scenario generale, il ruolo delle singole imprese è decisivo. Accanto a un quadro normativo ancora in evoluzione, la differenza la fanno le aziende che scelgono di ridurre l'impatto dei propri impianti investendo in tecnologie più pulite. Tra queste realtà rientra Brever Srl, azienda di verniciatura a polvere conto terzi con sede in provincia di Brescia, che da anni ha intrapreso un percorso mirato alla diminuzione dei consumi e delle emissioni legate ai propri processi produttivi.
Nonostante gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, l'Italia procede a passo lento. Per i settori non coperti dall'ETS (trasporti, edifici, piccola industria) il Regolamento europeo prevede per il nostro Paese un taglio del 43,7% delle emissioni entro il 2030 rispetto al 2005; le proiezioni ufficiali con le sole misure esistenti stimano però una riduzione intorno al 28%, con un divario di circa 15 punti percentuali rispetto al target.
Sul versante del "prezzo del carbonio", l'Italia si affida oggi soprattutto al sistema ETS, che obbliga le grandi installazioni industriali ad acquistare quote per ogni tonnellata di CO₂ emessa. A livello nazionale si discute da tempo l'introduzione di una carbon tax più ampia, che integri il segnale di prezzo dell'ETS e scoraggi in modo più deciso l'uso di combustibili fossili anche nei settori non coperti; studi recenti della Banca d'Italia sottolineano come un'imposta sul carbonio a livello economia-wide sarebbe aggiuntiva rispetto ai meccanismi già esistenti, ma il dibattito politico procede con prudenza e senza decisioni definitive.
In questo quadro, la sensibilità delle istituzioni e le misure di incentivo restano fondamentali ma non sufficienti: la transizione passa anche dalle scelte concrete delle singole imprese. Secondo Confindustria, tra il 2014 e il 2023 l'intensità emissiva del manifatturiero italiano si è ridotta del 17,1%, fino a risultare circa 5% più bassa della media UE, segno che una parte del tessuto produttivo sta già investendo in tecnologie più pulite.
Tra queste realtà rientra Brever Srl, azienda di verniciatura a polvere conto terzi con sede in provincia di Brescia, che ha avviato da tempo un percorso di riduzione dell'impatto ambientale dei propri impianti. Lo stabilimento è dotato di un impianto di osmosi per il trattamento e il riciclo delle acque demi utilizzate nei tunnel di lavaggio, con l'obiettivo di limitare il prelievo di acqua fresca e ridurre i volumi di scarichi da avviare a trattamento. I fumi generati dalle fasi di lavaggio e polimerizzazione vengono convogliati e sottoposti a controlli periodici, in linea con le autorizzazioni ambientali, per verificare nel tempo il rispetto dei limiti emissivi.
Un altro asse di intervento riguarda l'efficienza energetica: in uno stabilimento di medie dimensioni, la conversione completa dell'illuminazione a LED può ridurre i consumi elettrici per la luce fino a circa il 50%, con un taglio significativo delle tonnellate di CO₂ associate, soprattutto se l'energia proviene ancora in buona parte da fonti fossili. Nel caso di Brever, la sostituzione delle sorgenti tradizionali con sistemi LED ha interessato reparti produttivi, aree esterne e uffici, inserendosi in una strategia più ampia di riduzione strutturale dei consumi e di attenzione al territorio.
Al tempo stesso, l'azienda mantiene standard di qualità certificati ISO 9001, con controlli puntuali su processo e risultati finali: la scelta di soluzioni a basso impatto ambientale non avviene quindi a scapito delle prestazioni della verniciatura, ma si integra con l'obiettivo di garantire costanza di risultato e durata dei trattamenti.
In un contesto in cui l'Italia è ancora distante dagli obiettivi climatici al 2030, esperienze come quella di Brever mostrano che è possibile coniugare competitività, qualità industriale e riduzione dell'impatto ambientale. Ma perché queste buone pratiche diventino la norma e non l'eccezione, resta essenziale un salto di qualità nelle politiche pubbliche: strumenti di carbon pricing più efficaci, incentivi mirati all'efficienza energetica e alle rinnovabili, regole chiare e stabili per orientare investimenti e innovazione. Solo così gli impianti industriali potranno trasformarsi da parte del problema a parte concreta della soluzione nella salvaguardia del clima e del pianeta.
Brever Srl
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