Euro-Q-Exa: il primo computer quantistico "operativo" in Germania e la corsa europea alla sovranità digitale

Il 12 febbraio 2026 l'impresa comune EuroHPC ha inaugurato a Monaco/Garching (presso il Leibniz Supercomputing Centre – LRZ) Euro-Q-Exa, un nuovo computer quantistico destinato a essere integrato con il supercomputer SuperMUC-NG. Il sistema parte da 54 qubit fisici e dovrebbe crescere oltre i 150 qubit entro il 2027. Tra promesse industriali e ricerca avanzata, l'Europa prova a ridurre la dipendenza tecnologica dall'estero: ma la stessa tecnologia apre interrogativi su sicurezza, crittografia, concentrazione del potere e possibili "dual use".


Febbraio 2026

Euro-Q-Exa: il quantistico europeo in Germania, rischi e benefici

Che cos'è davvero Euro-Q-Exa (e cosa NON è)

Nelle ultime settimane diverse testate hanno parlato del "primo computer quantistico operativo in Europa/Germania". La formula va maneggiata con cura: Euro-Q-Exa è il primo computer quantistico della rete EuroHPC implementato in Germania, non il "primo quantistico europeo" in assoluto. L'EuroHPC Joint Undertaking (iniziativa UE per supercalcolo e infrastrutture) dichiara infatti di aver acquistato sei sistemi quantistici distribuiti in vari Paesi, con almeno due inaugurati nel 2025.

Euro-Q-Exa è ospitato e operato dal Leibniz Supercomputing Centre (LRZ), vicino Monaco. È fornito da IQM Quantum Computers e, nella configurazione iniziale, dispone di 54 qubit fisici. Il progetto prevede un'espansione a oltre 150 qubit (in documenti ufficiali: "150-qubit system" entro fine 2026; comunicazioni UE indicano oltre 150 entro il 2027). Il costo complessivo comunicato è 25 milioni di euro (con co-finanziamento europeo e tedesco/bavarese).

Perché "ibrido": quantistico + supercomputer

Il punto centrale non è solo il numero di qubit, ma l'idea di integrazione con l'HPC: Euro-Q-Exa viene collegato al supercomputer SuperMUC-NG per lavorare in modalità "acceleratore". In altre parole, il quantistico non sostituisce i sistemi classici: prova a risolvere sottoproblemi specifici (chimica computazionale, ottimizzazione, simulazioni mirate), mentre il supercomputer gestisce il resto del flusso. È una scelta pragmatica, perché la tecnologia quantistica attuale è potente in teoria, ma ancora fragile nella pratica.

I benefici possibili: ricerca, industria, autonomia

Sul piano positivo, Euro-Q-Exa è un segnale politico-industriale chiaro: tenere in Europa competenze, infrastrutture e controllo operativo. L'UE e i centri di calcolo vogliono evitare che la prossima "piattaforma" (come è stato per cloud e IA) diventi un'altra dipendenza strutturale da pochi attori extra-europei. Da qui l'insistenza sul concetto di "sovranità digitale" e sull'accesso a ricercatori, industria e settore pubblico.

Se l'integrazione ibrida funzionerà, i guadagni più concreti potrebbero arrivare in:

Il rovescio della medaglia: potere computazionale e "dual use"

Qui entra la lettura più critica. Ogni salto computazionale tende a diventare anche salto di controllo. Non per "complotto" automatico, ma per dinamiche note: chi possiede infrastrutture rare e costose decide priorità, accessi, standard, e spesso condiziona scelte pubbliche. Euro-Q-Exa nasce con l'obiettivo dichiarato di servire comunità scientifica e industria; tuttavia, la linea tra uso civile e uso strategico (dual use), in ambito quantistico, è sottilissima: ottimizzazione avanzata, simulazioni di materiali, crittoanalisi e applicazioni di difesa convivono nello stesso ecosistema.

Il rischio "sistemico" non è solo cosa si calcola, ma chi controlla: governance, trasparenza sui criteri di accesso, audit indipendenti e tracciabilità dei progetti diventano cruciali se non si vuole ripetere la storia di altre tecnologie — presentate come neutrali e poi finite dentro logiche di sorveglianza, guerra economica o concentrazione monopolistica.

La questione più delicata: crittografia e sicurezza

Quando si parla di quantistico, molti pensano subito a "rompere le password". Oggi, con 54 qubit, non siamo a quel livello: anche fonti giornalistiche sottolineano che la capacità attuale non basta per abbattere la crittografia moderna su larga scala.
Ma il problema non è solo l'oggi: è il principio "harvest now, decrypt later", cioè raccogliere dati cifrati adesso per decrittarli in futuro quando (e se) arriveranno macchine molto più potenti.

Per questo, la transizione alla post-quantum cryptography (PQC) è già iniziata. Il NIST ha pubblicato nel 2024 i primi standard finali PQC (ML-KEM, ML-DSA, SLH-DSA) e nel 2025 ha selezionato HQC come ulteriore algoritmo di backup per la cifratura post-quantum. In Europa, anche ENISA lavora su analisi e linee guida in materia.

Cosa aspettarsi: hype, progressi reali e un bivio politico

Il futuro vicino è probabilmente fatto di:

Il bivio, però, è politico e culturale: questa tecnologia può sostenere ricerca, medicina e industria europea oppure diventare l'ennesimo tassello di un modello in cui pochi centri (pubblico-privati) concentrano capacità di calcolo e potere decisionale. La differenza la faranno trasparenza, accesso equo, controllo democratico reale (senza slogan) e la capacità della gente di pretendere verifiche indipendenti.


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